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Contro la schiavitù organizzata

di Carlotta Bartolucci e Claudia Isoli
schiave.III.millennio

Oggi la prostituzione rappresenta un fenomeno che noi neanche percepiamo, ma che in realtà ogni anno causa migliaia di vittime: tutte ragazze, anche minorenni, strappate dal loro paese d’origine. Tra novarese e VCO, alcune provengono dall’Europa e dalla lontana Cina, ma l’80% delle ragazze che vengono schiavizzate sono nigeriane. Già, si sta parlando di vera e propria schiavitù. Spiega una delle relatrici della serata:
“Come da voi la peggior piaga è la mafia, da loro è la prostituzione. Per entrambe le parti si tratta di criminalità organizzata”.

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Schiave del Terzo Millennio

I complici di un dramma umanitario

Tratto da l’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara

Il logo dell’associazione Liberazione e Speranza di Novara

Figure, meccanismi e circostanze alimentano i giochi della criminalità che gestisce il tragico mondo della tratta, precedentemente descritto dalle operatrici dell’associazione novarese Liberazione e Speranza.
I complici sono tanto numerosi, tanto eterogenei, da comprendere anche l’“uso delle parole” definendo le donne prostitute, non Prostituite, e il loro ritorno obbligato nel paese di origine deportazione, non Rimpatrio. E il reato di favoreggiamento della prostituzione viene trattato come fosse una cosa blanda.
Piccole ingiustizie quotidiane, risultato di terminologia giuridica, o di mass media e giornali che formano l’opinione pubblica, parlando in modo sbagliato.

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Schiave del nuovo millennio

Tratto dall’Osservatorio di Libera Novara

Galliate, a metà di una giornata ventosa. Tre ragazze, nigeriane, occupano l’inizio di una selvaggia stradina che, dalla trafficata carreggiata che da Galliate porta al Ticino e alla Lombardia, si inoltra nel parco. Il tempo di fare inversione di marcia e tornare indietro; due di loro sono sparite, lasciando una sedia di plastica sporca e un secchio capovolto.
V. ha 25 anni al massimo, è seduta ad ascoltare la musica. Veste maglia e pantaloni larghi, una spalla è scoperta dall’ampia scollatura. C., mediatrice nigeriana, è la prima a scendere dalla macchina per parlare con la sua connazionale, ma L., operatrice italiana, non resiste molto e subito scende anche lei: «ma dai, neanche un sorriso» commenta slacciando la cintura di sicurezza. E le bastano solo pochi istanti per far nascere quel sorriso, bellissimo.

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