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La multinazionale del crimine. Radicamento ed espansione delle mafie a livello internazionale

di Camilla Cupelli

Nell’ambito del festival dell’Internazionale di Ferrara si è tenuto lo scorso 2 ottobre un incontro dal titolo “La multinazionale del crimine”, sul tema delle mafie internazionali. Ospiti del dibattito erano Tonio Dell’Olio, responsabile di Libera Internazionale, Enzo Ciconte, esperto di mafie italiane, Raffaele Cantone, magistrato calabrese impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta, Federico Varese, criminologo e professore ad Oxford, Michele Curto, responsabile di FLARE (Freedom Legalità And Rights in Europe) e Pierluigi Stefanini, direttore di Unipol e Unipolis.

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Incontro con Tonio Dell’Olio e Leopoldo Grosso

«Come costruire un movimento antimafia efficace?» La domanda sembra rimbalzare sui volti dei ragazzi presenti nella plenaria del II Raduno Nazionale dei Giovani di Libera a Firenze. Il fenomeno mafioso non è infatti unicamente, anche se prevalentemente, un sistema criminoso volto alla conquista di fette d’economia sempre maggiori ma è anche un’idea culturale, un’idea di società. La società mafiosa ha un suo sistema di valori degeneri e di non-leggi che rischiano di entrare in quelli di una sana società civile. I non valori della prevaricazione e della violenza e la non-legge degli uomini d’onore rappresenta un serio rischio per lo sviluppo intellettuale, culturale e spirituale del Paese.

È necessario pertanto che coloro intenzionati a contrastare tale sistema si pongano in prima persona, ognuno nel proprio piccolo, come alternative ad esso. La non-violenza deve rappresentare una scelta nella risoluzione dei conflitti poiché la vera vittoria, come ci ricorda Tonio Dell’Olio – responsabile del settore internazionale di Libera -, è «Con-Vincere» cioè vincere insieme. L’idea di vittoria egoistica è superata, non si può ragionare nell’ottica degli Indiani con i CowBoy quando si riflette sul futuro civile di un Paese. Vincere, infatti, non può significare emarginare coloro che non hanno perseguito i nostri medesimi obiettivi ma cercare di reintegrarli, di condividere con loro un punto di vista che può arricchirci e darci una visione più completa della realtà. La funzione rieducativa delle carceri in quest’ottica assume un ruolo fondamentale per la crescita di una società in grado di accogliere l’altro. La scelta dell’impegno non può tingersi di fanatismi e particolarismi ma deve essere scelta libera e consapevole. La nonviolenza civile si fa sul confronto ed il confronto si fa unicamente sui confini. Un movimento antimafia efficace deve ricordarsi di tenere aperti i propri confini per permettere quelle contaminazioni culturali che lo rinfrescano e, mettendone in discussione i valori, lo portano ad aggiornarsi. Ogni individuo assume dunque un ruolo centrale al di là dell’effettivo apporto organizzativo ma in quanto fautore di nuove e possibili iniziative, in quanto ambasciatore dell’“alterità”. Mantenere una dimensione di confronto così profondamente umana permette di evitare, citando Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, «l’innamoramento per i propri ideali» e quindi mantenere la distanza critica con essi. Un movimento antimafia non deve dunque solo fare informazione rispetto alla criminalità organizzata ma anche creare relazioni tra gli individui e nuovi canali di comunicazione in modo tale che, aderendo dolcemente alla società essa possa, dolcemente, riscoprire quei valori che fanno di una popolazione un popolo civile e dell’estraneo una ricchezza.