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Presentazione del dossier “Il punto cieco”

di Giulia Molli

puntocieco29012016“Il fenomeno dell’usura e del gioco d’azzardo si sviluppa e prospera in un punto cieco della nostra società”, punto cieco apparentemente invisibile, che però non è sfuggito all’Osservatorio Regionale sulla Legalità di Libera Piemonte“Il Punto Cieco” è infatti il titolo del dossier realizzato da Libera, in collaborazione con l’Osservatorio Regionale sul fenomeno dell’usura del Consiglio Regionale.

Analizzando il fenomeno della mafia in Piemonte, sono stati presi in considerazione l’usura, il racket e il gioco d’azzardo, realtà fra loro strettamente legate che spesso restano ignote perché le vittime non parlano per la paura di possibili ritorsioni. E nel silenzio generale, usura e gioco d’azzardo costituiscono invece ricche fonti di lucro per la criminalità organizzata: si calcola che in Italia il guadagno sia intorno ai venti milioni di euro distribuito tra più di cinquanta clan.

Per far conoscere e approfondire il problema, il presidio di Libera “Roberto Antiochia” di Domodossola organizza una serata venerdì 29 gennaio, alle ore 20.45 a Domodossola in Cappella Mellerio (Piazza Rovereto, 4). Presenteranno il dossier “Il Punto Cieco” Francesca Rubino, responsabile Servizio SOS Giustizia Nordovest, e Alessandro Buscaglia, componente dell’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara.

Schiave del Terzo Millennio

I complici di un dramma umanitario

Tratto da l’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara

Il logo dell’associazione Liberazione e Speranza di Novara

Figure, meccanismi e circostanze alimentano i giochi della criminalità che gestisce il tragico mondo della tratta, precedentemente descritto dalle operatrici dell’associazione novarese Liberazione e Speranza.
I complici sono tanto numerosi, tanto eterogenei, da comprendere anche l’“uso delle parole” definendo le donne prostitute, non Prostituite, e il loro ritorno obbligato nel paese di origine deportazione, non Rimpatrio. E il reato di favoreggiamento della prostituzione viene trattato come fosse una cosa blanda.
Piccole ingiustizie quotidiane, risultato di terminologia giuridica, o di mass media e giornali che formano l’opinione pubblica, parlando in modo sbagliato.

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Schiave del nuovo millennio

Tratto dall’Osservatorio di Libera Novara

Galliate, a metà di una giornata ventosa. Tre ragazze, nigeriane, occupano l’inizio di una selvaggia stradina che, dalla trafficata carreggiata che da Galliate porta al Ticino e alla Lombardia, si inoltra nel parco. Il tempo di fare inversione di marcia e tornare indietro; due di loro sono sparite, lasciando una sedia di plastica sporca e un secchio capovolto.
V. ha 25 anni al massimo, è seduta ad ascoltare la musica. Veste maglia e pantaloni larghi, una spalla è scoperta dall’ampia scollatura. C., mediatrice nigeriana, è la prima a scendere dalla macchina per parlare con la sua connazionale, ma L., operatrice italiana, non resiste molto e subito scende anche lei: «ma dai, neanche un sorriso» commenta slacciando la cintura di sicurezza. E le bastano solo pochi istanti per far nascere quel sorriso, bellissimo.

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Anni ’90: i Graviano nel Vco

Dialogo con il giornalista Vincenzo Amato

Tratto dall’Osservatorio di Libera Novara

di Giulia Rodari

«Non uccise il giudice Borsellino. Era nella mia gelateria a Omegna» è il titolo dell’articolo che, uscito il 19 aprile su La Stampa Vco, raccoglie le parole di Salvatore Baiardo, palermitano per anni residente a Omegna.
Baiardo introduce nuovi elementi riguardo la presenza dei Graviano al nord, a Omegna, in particolare riguardo la strage in cui il 19 luglio 1992 morirono il giudice e la sua scorta, rivalutando il ruolo di Giuseppe Graviano, pluripregiudicato di Cosa Nostra recentemente accusato di aver anche fatto esplodere la bomba. E lo fa dalla posizione di amico, creandogli un alibi. Sostiene che, quel tragico giorno, Graviano fosse con lui, nella sua gelateria di Omegna, e che, appresa la notizia, si sarebbero diretti verso casa per vedere il telegiornale. Un posto di blocco lungo la strada sarebbe una prova della veridicità delle sue dichiarazioni. Continua a leggere