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Terzo Raduno dei Giovani di Libera


di Camilla Cupelli e Silvia De Medici

Sono passati vent’anni dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, da quegli anni pesanti e infuocati che hanno segnato la storia del nostro Paese. E vent’anni è l’età che hanno molti dei giovani impegnati in Libera, giovani che non hanno vissuto quei momenti tragici, che appartengono ormai ad un’altra generazione. Per tenere uniti questi ragazzi, indipendentemente dai loro territori d’origine, Libera ha scelto, tre anni fa, di organizzare un raduno dei giovani a livello nazionale: cinque giorni di impegno ed allegria, all’insegna di una preparazione comune ad un altro anno di resistenza civile.

Quest’anno la ricorrenza si terrà dal 25 al 30 luglio a Borgo Sabotino, in provincia di Latina. In questo territorio è stato costruito un Villaggio della legalità dedicato alla vittima Serafino Famà all’interno di un bene confiscato alla camorra, che è la sede delle attività di Libera sul territorio.

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Incontri, Parole e Condivisione

di Simone Falcone

Diario di Viaggio dal Secondo Raduno Nazionale dei Giovani di Libera a Firenze

Parole di ringraziamento, di coraggio e di sfida. Parole dure e critiche, che colpiscono con violenza e che fanno male. Parole che commuovono, parole che danno da pensare, parole incise nella musica. Parole, fiumi di parole. Sono state le parole ad aprire la Festa Nazionale di Libera ed il Secondo Raduno dei Giovani di Libera. Quelle parole cortesi dei rappresentanti politici, quelle tese e dolci della figlia dell’agente di polizia Beppe Montana, ucciso tanti anni fa, perché lasciato solo; quelle dense, frustrate e forti, incredibilmente forti di don Luigi Ciotti e, ancora, quelle speranzose, allegre, gioviali raccontate nella musica degli A67 e dei Modena City Ramblers. Continua a leggere

“Con-vincere” e Contaminare: la Riscoperta dei Valori

di Marco Lenzi

Incontro con Tonio Dell’Olio e Leopoldo Grosso

«Come costruire un movimento antimafia efficace?» La domanda sembra rimbalzare sui volti dei ragazzi presenti nella plenaria del II Raduno Nazionale dei Giovani di Libera a Firenze. Il fenomeno mafioso non è infatti unicamente, anche se prevalentemente, un sistema criminoso volto alla conquista di fette d’economia sempre maggiori ma è anche un’idea culturale, un’idea di società. La società mafiosa ha un suo sistema di valori degeneri e di non-leggi che rischiano di entrare in quelli di una sana società civile. I non valori della prevaricazione e della violenza e la non-legge degli uomini d’onore rappresenta un serio rischio per lo sviluppo intellettuale, culturale e spirituale del Paese.

È necessario pertanto che coloro intenzionati a contrastare tale sistema si pongano in prima persona, ognuno nel proprio piccolo, come alternative ad esso. La non-violenza deve rappresentare una scelta nella risoluzione dei conflitti poiché la vera vittoria, come ci ricorda Tonio Dell’Olio – responsabile del settore internazionale di Libera -, è «Con-Vincere» cioè vincere insieme. L’idea di vittoria egoistica è superata, non si può ragionare nell’ottica degli Indiani con i CowBoy quando si riflette sul futuro civile di un Paese. Vincere, infatti, non può significare emarginare coloro che non hanno perseguito i nostri medesimi obiettivi ma cercare di reintegrarli, di condividere con loro un punto di vista che può arricchirci e darci una visione più completa della realtà. La funzione rieducativa delle carceri in quest’ottica assume un ruolo fondamentale per la crescita di una società in grado di accogliere l’altro. La scelta dell’impegno non può tingersi di fanatismi e particolarismi ma deve essere scelta libera e consapevole. La nonviolenza civile si fa sul confronto ed il confronto si fa unicamente sui confini. Un movimento antimafia efficace deve ricordarsi di tenere aperti i propri confini per permettere quelle contaminazioni culturali che lo rinfrescano e, mettendone in discussione i valori, lo portano ad aggiornarsi. Ogni individuo assume dunque un ruolo centrale al di là dell’effettivo apporto organizzativo ma in quanto fautore di nuove e possibili iniziative, in quanto ambasciatore dell’“alterità”. Mantenere una dimensione di confronto così profondamente umana permette di evitare, citando Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, «l’innamoramento per i propri ideali» e quindi mantenere la distanza critica con essi. Un movimento antimafia non deve dunque solo fare informazione rispetto alla criminalità organizzata ma anche creare relazioni tra gli individui e nuovi canali di comunicazione in modo tale che, aderendo dolcemente alla società essa possa, dolcemente, riscoprire quei valori che fanno di una popolazione un popolo civile e dell’estraneo una ricchezza.

Mafia, politica e paura

di Cristina Danini
e Eleonora Molinari

La percezione del fenomeno mafioso tra i giovani

Il 22 luglio al Raduno Nazionale dei Giovani di Libera, svoltosi in contemporanea alla Festa Nazionale di Libera, a Firenze presso Fortezza da Basso, Stefano Becucci, Patrizia Meringolo, Francesca Della Ratta, Giuseppe Ricotta, Nando dalla Chiesa e Roberto Forte hanno presentato la ricerca “La percezione del fenomeno mafioso tra i giovani”. Continua a leggere

Benvenuti…

di Camilla Cupelli

A Verbania Libera è rappresentata dal Presidio Giorgio Ambrosoli, un Presidio composto da giovani che lavorano attivamente nell’antimafia sociale perché credono in un sogno comune: un’Italia libera dalle mafie.

La dedica del presidio a Giorgio Ambrosoli non è casuale: il commissario liquidatore dell’impero di Sindona, scelto nel 1974 per le sue doti e poi ostacolato in ogni modo solo perché cercava di svolgere il suo lavoro in linea con un insieme di valori etici e morali che dovrebbero essere condivisi, passava spesso le vacanze nella zona di Ghiffa. Così accoglie Ambrosoli la richiesta dell’incarico: “E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese.” Dopo i primi tentativi di corruzione, Ambrosoli viene esplicitamente minacciato, finchè non viene ucciso nella notte dell’11 luglio del 1979. Il killer si chiama William Joseph Aricò, e il mandante viene identificato proprio in Michele Sindona.

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