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Canzoni e parole per raccontare Giorgio Ambrosoli

locandinaimmagineambrosoliSi terrà sabato 28 febbraio alle ore 20:45, presso l’auditorium Sant’Anna di Verbania, lo spettacolo teatrale “Giorgio Ambrosoli”, del cantautore e attore Luca Maciacchini.

È la storia di un cittadino con la schiena dritta, un esempio di legalità e onestà vere, che vanno oltre l’ormai stanca retorica. Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, venne incaricato di indagare sulle attività illecite del banchiere siciliano Michele Sindona nel 1974. Venne ucciso la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dallo stesso Sindona, proprio perché stava svolgendo “troppo bene” il suo lavoro.

Nel 2011 Luca Maciacchini, in collaborazione con Michela Marelli, ha deciso di raccontare la storia di Ambrosoli con le modalità del teatro-canzone, attraverso uno spettacolo che ripercorre la sua vicenda sia umana che professionale. I testi, nati proprio dall’incontro che l’artista ha avuto con la moglie Annalori Ambrosoli, sono frutto dei racconti diretti della vedova e degli scritti del figlio Umberto.

Lo spettacolo, il cui biglietti saranno da 10 euro per i maggiorenni (dai 19 anni in su) e 5 euro per i minorenni, è organizzato dal presidio verbanese di Libera dedicato alla figura di Giorgio, con la preziosa collaborazione della famiglia Ambrosoli, dell’Associazione Civile “Giorgio Ambrosoli” e  dei comuni di Verbania e Ghiffa.
I biglietti sono reperibili presso il Kantiere di Possaccio (via alla Cartiera 23, Verbania) e la libreria Margaroli di Intra (Corso Mameli Goffredo, 55).

Un abbraccio per Annalori

XXXII Commemorazione della morte di Giorgio Ambrosoli

di Sophia Minocci

12 luglio 1979, l’avvocato Giorgio Ambrosoli viene assassinato a Milano.

Il presidio Giorgio Ambrosoli di Verbania, avendo molto a cuore la commemorazione della scomparsa dell’avvocato, ogni anno organizza qualche evento per ricordarlo.

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Uomini che se la “vanno a cercare”

Dichiarazioni che fanno male.

Poche parole, di un significato chiaro e inequivocabile. Una frase riferita alla morte dell’avvocato Giorgio Ambrosoli – “è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando”, Giulio Andreotti – che dopo le reazioni che ha suscitato, è stata subito chiarita perché sarebbe stata fraintesa.
La lingua Italiana con i suoi dialetti e detti, fa brutti scherzi. Un uomo che è stato sette volte Presidente del Consiglio e ha assunto altri numerosi incarichi Istituzionali di alto rilievo negli ultimi 60 anni della storia del nostro Paese, dovrebbe ben sapere quale importanza hanno le parole, quale è la loro valenza culturale ed educativa.

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