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Una marcia contro il caporalato nel Foggiano: centinaia in corteo

Articolo di Carlotta Bartolucci tratto dal sito di Libera Piemonte

Il cielo ampio e i campi dorati della Puglia, nella profonda capitanata foggiana, non sono mai risultati così affascinanti e inquietanti al contempo come lunedì: la loro bellezza e fertilità è costellata di baracche, ghetti e manipoli di uomini che vivono in condizioni disumane di sfruttamento. Questa è la realtà che hanno potuto toccare con mano i 300 partecipanti al corteo contro il caporalato organizzato lunedì 17 aprile da alcuni attivisti e giornalisti – Marco Omizzolo, Leonardo Palmisano, Stefano Catone, Giulio Cavalli – impegnati da anni sul tema. La marcia di lunedì, partita da Borgo Mezzanone e snodatasi tra i campi fino al “Ghetto dei Bulgari”, ha infatti voluto lanciare un messaggio forte contro questa pratica, ormai radicata dal sud fino al nord Italia. Continua a leggere

La resistenza di ieri, per (r)esistere oggi

di Giulia Molli

23aprile2016VilladossolaMattiello2Ha saputo catturare e mantenere viva l’attenzione del pubblico, durante tutta la durata del suo intervento, Davide Mattiello la sera del 23 Aprile, in occasione degli eventi organizzati a Villadossola per la Festa della Liberazione. 
L’onorevole, membro della Commissione Antimafia, invitato da Libera, ha voluto subito mettere in relazione Libera e il movimento partigiano e l’ha fatto raccontando la storia di Placido RizzottoPlacido Rizzotto, di origine siciliana, fu partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale; finito il conflitto tornò nella terra natìa dove, da convinto sindacalista, si impegnò in favore del movimento contadino e continuò la sua lotta nonostante le intimidazioni di Cosa Nostra, che finì con l’ucciderlo nel 1948. Per Placido Rizzotto la battaglia contro la mafia fu naturale continuazione della Resistenza, perché fu ispirata dalla stessa passione per la libertà e i diritti. Continua a leggere

Presentazione “L’onere della prova” a Villadossola

Di Giulia Molli

copertina_mattiello23aprilevilladossolaIn occasione delle celebrazioni del 25 aprile, anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, sabato 23 aprile alle ore 21, presso il Centro Museale (ex cinema) di Villadossola(via Boldrini), la sezione ANPI di Villadossola e il Presidio di Libera “R. Antiochia” di Domodossola organizzeranno una serata di divulgazione e dialogo, per fare il punto su uno dei periodi più cruciali della nostra Repubblica, il 1992, l’anno delle stragi mafiose.

A guidare la riflessione sarà l’on. Davide Mattiello, deputato parlamentare della Commissione Giustizia e della Commissione Antimafia. In particolare sarà presentato il suo libro “L’onere della prova – Stragi di mafia e politica: una questione aperta” (Melampo Editore). Continua a leggere

Trattare (con) la Storia

Articolo di Giacomo Molinari

trattiamo3dettagliopiùbelloStudiare, studiare, studiare.

Leggere le carte, avere la pazienza di approfondire, cercando di dipanare fra le pieghe della Storia i bandoli della matassa che ha portato alla nascita della Seconda Repubblica.

Questa l’esortazione lanciata da Davide Mattiello, parlamentare indipendente del PD e membro della Commissione Antimafia e della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, ospite della serata organizzata da Libera VCO dedicata ad approfondire lo spinoso tema della Trattativa Stato-Mafia. Continua a leggere

“Trattiamo la trattativa”: incontro con l’on. Davide Mattiello

evento.mattiello.23.gennaioSi terrà venerdì 23 gennaio, presso il Salone Papini di Villa Olimpia a Verbania, il primo evento dell’anno a cura di Libera VCO. In questa occasione, il coordinamento ha voluto portare l’attenzione sul caso più clamoroso e emblematico di convivenza politico-mafiosa del nostro Paese: la Trattativa Stato-mafia, avvenuta presumibilmente negli anni ’92-’93. Parallelamente al proseguire delle indagini giudiziarie, è importante comprendere a fondo questa vicenda, soprattutto per riuscire a interpretare quello che è successo “dopo” la Trattativa. L’incontro, che avrà inizio alle ore 21:00, sarà guidato dalla voce dell’on. Davide Mattiello, membro della Commissione Parlamentare Antimafia.

Come diceva Paolo Borsellino:
“Lo stato e la mafia, sono due poteri che occupano lo stesso territorio, o si fanno la guerra, o si mettono d’accordo” 

Intervista a Davide Mattiello

Venerdì 27 aprile al Kantiere di Verbania, l’Associazione verbanese 21 marzo ha organizzato la presentazione del libro “La mossa del riccio. Al potere con tenerezza e disciplina” di Davide Mattiello. Per oltre dieci anni presidente di Acmos, e ancora nella segreteria nazionale di Libera, Davide è oggi presidente della Fondazione Benvenuti in Italia. La serata è stata un dialogo tra Davide e Giacomo Molinari, presidente dell’Associazione 21 marzo, sui temi del potere e della democrazia.

Al potere con tenerezza e disciplina

di Alessando Regini

di Camilla Cupelli

Violenza e potere: questi i due temi che hanno dominato la serata del 27 aprile al Kantiere. Ospite dell’Associazione 21 marzo è stato Davide Mattiello, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia ed autore del libro “La mossa del riccio. Al potere con tenerezza e disciplina”, affiancato dal Presidente dell’Associazione Giacomo Molinari.
I temi della violenza e del potere risultano forse contraddittori con quelli della tenerezza e della disciplina richiamati dal sottotitolo del libro, ma non è affatto così: Mattiello spiega come sia necessario riappropriarci di questi termini per evitare di lasciarli in mano ad alcune fazioni e credere che chi parla di potere, vittoria e forza sia necessariamente fascista. Ricorda, infatti, che fu addirittura Calamandrei a rispondere alla domanda «Cosa ne pensa del potere?» con la laconica frase «Che non ne abbiamo abbastanza». Tutto sta nel conferire la giusta accezione al potere.

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“Con-vincere” e Contaminare: la Riscoperta dei Valori

di Marco Lenzi

Incontro con Tonio Dell’Olio e Leopoldo Grosso

«Come costruire un movimento antimafia efficace?» La domanda sembra rimbalzare sui volti dei ragazzi presenti nella plenaria del II Raduno Nazionale dei Giovani di Libera a Firenze. Il fenomeno mafioso non è infatti unicamente, anche se prevalentemente, un sistema criminoso volto alla conquista di fette d’economia sempre maggiori ma è anche un’idea culturale, un’idea di società. La società mafiosa ha un suo sistema di valori degeneri e di non-leggi che rischiano di entrare in quelli di una sana società civile. I non valori della prevaricazione e della violenza e la non-legge degli uomini d’onore rappresenta un serio rischio per lo sviluppo intellettuale, culturale e spirituale del Paese.

È necessario pertanto che coloro intenzionati a contrastare tale sistema si pongano in prima persona, ognuno nel proprio piccolo, come alternative ad esso. La non-violenza deve rappresentare una scelta nella risoluzione dei conflitti poiché la vera vittoria, come ci ricorda Tonio Dell’Olio – responsabile del settore internazionale di Libera -, è «Con-Vincere» cioè vincere insieme. L’idea di vittoria egoistica è superata, non si può ragionare nell’ottica degli Indiani con i CowBoy quando si riflette sul futuro civile di un Paese. Vincere, infatti, non può significare emarginare coloro che non hanno perseguito i nostri medesimi obiettivi ma cercare di reintegrarli, di condividere con loro un punto di vista che può arricchirci e darci una visione più completa della realtà. La funzione rieducativa delle carceri in quest’ottica assume un ruolo fondamentale per la crescita di una società in grado di accogliere l’altro. La scelta dell’impegno non può tingersi di fanatismi e particolarismi ma deve essere scelta libera e consapevole. La nonviolenza civile si fa sul confronto ed il confronto si fa unicamente sui confini. Un movimento antimafia efficace deve ricordarsi di tenere aperti i propri confini per permettere quelle contaminazioni culturali che lo rinfrescano e, mettendone in discussione i valori, lo portano ad aggiornarsi. Ogni individuo assume dunque un ruolo centrale al di là dell’effettivo apporto organizzativo ma in quanto fautore di nuove e possibili iniziative, in quanto ambasciatore dell’“alterità”. Mantenere una dimensione di confronto così profondamente umana permette di evitare, citando Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, «l’innamoramento per i propri ideali» e quindi mantenere la distanza critica con essi. Un movimento antimafia non deve dunque solo fare informazione rispetto alla criminalità organizzata ma anche creare relazioni tra gli individui e nuovi canali di comunicazione in modo tale che, aderendo dolcemente alla società essa possa, dolcemente, riscoprire quei valori che fanno di una popolazione un popolo civile e dell’estraneo una ricchezza.

Un giovane cresciuto nell’altruismo

La storia di Vittorio Arrigoni con gli occhi della madre

di Camilla Cupelli

«Non sono arrabbiata, perché non avrebbe potuto fare nulla di diverso». Così Egidia, madre di Vittorio Arrigoni e sindaco di Bulciago, un piccolo comune immerso nella Brianza, reagisce alle domande sulle sue sensazioni al momento della decisione del figlio di restare nella striscia di Gaza durante l’operazione Piombo Fuso.
Vittorio Arrigoni, giornalista ucciso a Gaza il 31 maggio 2011, scriveva sul Manifesto articoli divenuti famosi per la loro chiusa “restiamo umani”. Una frase con la quale i giovani dell’associazione Acmos hanno scelto di intitolare il proprio campo di formazione decidendo di trascorrere a Boves alcuni giorni per riflettere sul tema dell’empatia umana. La prima serata, il 14 luglio, dà l’avvio al campo con un incontro in compagnia di Davide Mattiello, presidente della fondazione Benvenuti in Italia, e la madre di Vittorio.

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