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Incontro “Bruno Caccia: una storia ancora da scrivere”

La rassegna di eventi promossi da Libera VCO in vista del 21 marzo prosegue: venerdì 3 marzo, presso la Biblioteca Civica “Gianfranco Contini” di Domodossola (via Rosmini 20), si terrà l’evento “Bruno Caccia: una storia ancora da scrivere”.

La serata vedrà come relatori Davide Pecorelli, giornalista torinese e autore del documentario Bruno Caccia: una storia ancora da scrivere e Andrea Zummo, responsabile della formazione per Libera Piemonte. In questa occasione gli ospiti cercheranno di approfondire la storia di Bruno Caccia, il magistrato ucciso dalla ‘ndrangheta a Torino il 26 giugno 1983, a causa della sua determinazione nella lotta agli affari mafiosi al nord.

Si tratta di una vicenda esemplare: Bruno Caccia è la prima vittima di mafia uccisa nel nord Italia e l’unica vittima uccisa per mano della ‘Ndrangheta, sulla base di un omicidio premeditato e fortemente voluto. La ‘Ndrangheta, infatti, è un’organizzazione mafiosa che si adopera in numerosi ambiti della società e dell’economia utilizzando metodi occulti: la messa in atto di quest’omicidio sottolinea ulteriormente la significatività del lavoro che stava conducendo il procuratore Caccia. Tuttavia, la verità sulla vicenda del suo omicidio è stata a lungo all’oscuro, a causa di numerosi tentativi di depistaggio delle indagini. Una parte di verità è giunta alla luce nel 1993, quando è stato condannato all’ergastolo il boss Domenico Belfiore, mandante dell’omicidio. Per quanto riguarda l’esecutore materiale però, la giustizia non è ancora arrivata a una risposta, poiché il processo contro il presunto esecutore, Rocco Schirripa, è tuttora in corso (per approfondire l’andamento del processo documentato da Libera Piemonte clicca qui).

Ricordare la storia di Bruno Caccia significa andare a fondo in uno dei fenomeni che più stanno caratterizzando il nostro tempo: il radicamento, non più “solo” infiltrazione, delle mafie nel nord Italia.

21 marzo 2016: si parte per Torino!

“Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” nasce nel 1995, fondata da Don Luigi Ciotti, e da quel momento si pone un grande obiettivo, fatto di tanti piccoli passi: la lotta contro le Mafie e contro la mentalità mafiosa. Negli anni Libera è divenuta una rete fatta di sempre più soggetti e realtà, è cresciuta di capacità e responsabilità, è cambiata di forma e struttura. Un impegno, però, non è mai mutato nel tempo, divenendo uno dei cardini di questa battaglia quotidiana: il ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il sostegno a tutti i familiari delle vittime e la ricerca costante della verità e della giustizia su tutte le vite spezzate dalla prepotenza mafiosa.

Ogni anno, dunque, si è celebrata in una grande città d’Italia una manifestazione che raccogliesse persone da tutto il paese in un unico corteo, seguito poi dalla lettura degli oltre 900 nomi delle vittime di mafia, che, purtroppo, aumentano sempre più. Un momento di fondamentale importanza, messaggio simbolico di denuncia per le verità mai scoperte (o neanche cercate) e di sostegno per tutti coloro che hanno dovuto soffrire.
Perché proprio il 21marzo?
Perché è il primo giorno di Primavera, perché è il giorno del risveglio, il giorno della speranza per un’Italia Libera dal cancro delle Mafie. Per questo motivo ogni anno si è sempre celebrata questa giornata nel sabato più vicino al 21 marzo.

21marzo2016locandinaIl 2016, però, porta vento di novità: finalmente, dopo anni di battaglie il Parlamento ha elaborato una norma che prevede l’ufficializzazione di questa giornata a livello nazionale. Rappresenta un grande risultato, anche se in attesa di essere formalizzato, ma comporta anche la necessità di fare scelte: d’ora in poi, infatti, la giornata sarà celebrata nella data esatta, che quest’anno cade di lunedì.
Per il 2016 si è scelto dunque di lanciare un messaggio ancora più forte facendo una “manifestazione diffusa”, cioè una celebrazione in ogni capoluogo di regione. Tutti i familiari delle vittime di mafia, invece, si riuniranno a Messina, città simbolica per tanti motivi: per i milioni e milioni di profughi che stanno giungendo (e morendo) sulle nostre coste; per il fatidico ponte di Messina che è destinato a unire non “due coste, ma due cosche” (citando le parole di Don Luigi Ciotti); perché la Sicilia è sempre stata una terra di fuoco, estremamente bella ma martoriata più che mai da Cosa Nostra, soprattutto negli anni dello stragismo mafioso. Continua a leggere