Presidio “Giorgio Ambrosoli”

Presidio Giorgio Ambrosoli

Il Presidio Giorgio Ambrosoli nasce a Verbania nel 2007, come prima esperienza di Libera sul territorio del VCO. Un gruppo di giovani sensibili e attivi sul territorio sperimentano questa esperienza, garantendo presenza costante, lavoro continuativo e formazione approfondita. Negli anni il numero e l’età dei membri sono cambiati molto: oggi il gruppo conta circa una quindicina di studenti delle scuole superiori, che si pone il principale obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sui temi riguardanti le mafie, concentrandosi in particolare sul loro ormai consolidato radicamento nel Nord Italia. Gli strumenti di cui si avvalgono i ragazzi sono il dialogo, lo studio individuale e collettivo di questi fenomeni, la condivisione di storie, talvolta la conoscenza diretta di familiari di vittime di mafia… In due parole: antimafia sociale. La motivazione profonda che spinge il presidio a incontrarsi tutte le settimane (alle ore 21 del giovedì, presso il Kantiere di Possaccio) è il senso di responsabilità e di appartenenza civile, insieme all’importanza delle relazioni, del condividere un sogno, del sentirsi “parte del cambiamento che si vuole vedere nel mondo”. Libera permette di abbracciare tutte queste emozioni, questi sogni, queste speranze.

Il gruppo si impegna anche e soprattutto nel costruire e consolidare rapporti con le istituzioni e le altre associazioni territoriali, mantenendo anche una continuità con la rete nazionale. Molti gli eventi realizzati sul territorio: dalla presentazione di libri a eventi culturali e di informazione, a spettacoli teatrali, a flash mob nelle piazze e nelle scuole, a banchetti per far conoscere i prodotti di Libera Terra.

Giorgio Ambrosoli

Giorgio Ambrosoli

Il presidio verbanese è dedicato a Giorgio Ambrosoli, e la scelta non è casuale: l’avvocato era solito trascorrere le vacanze nella zona di Ghiffa, conservando così un rapporto affettivo molto stretto con il territorio del VCO. Ambrosoli fu il commissario liquidatore incaricato nel 1974 di scoperchiare l’impero che Michele Sindona andava intessendo da anni. Ambrosoli ricevette in mano il suo caso quando la BPI giunse al fallimento: scoprì con il lavoro di mesi una rete sotterranea che il banchiere siciliano aveva costruito tra la sua Banca Privata Italiana e banche estere, criminalità organizzata, massoneria e parti politiche. Ambrosoli si applicò al suo compito con dedizione e onestà. Fu proprio per il suo modo integerrimo di condurre le sue mansioni che fu poi ostacolato in ogni modo dagli stessi funzionari di Stato: perché cercava di svolgere il suo lavoro fino in fondo, consapevole del rischio ma deciso a “fare qualcosa per il Paese”. Dopo i primi tentativi di corruzione, l’avvocato venne esplicitamente minacciato. Ambrosoli rimase coerente con la sua etica, fino a quando fu ucciso la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979, sotto il portone di casa sua a Milano. Ambrosoli lasciò tre figli piccoli e la moglie Annalori. Solo dopo anni venne identificato il killer nel sicario americano William Joseph Aricò e il mandante in Michele Sindona. Al suo funerale, tenutosi a Milano, nessuna autorità fu presente.

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