In dialogo con il territorio – Marzo 2013

di Giulia Rodari

A febbraio giungono i dati dell’anno passato, a febbraio scoppiano nuovi scandali mentre altri arrivano a una svolta, a febbraio si ripetono episodi di traffico di stupefancenti.

Dal 2012, i consuenti segni di una sibilante cultura dell’illegalità.
Su 633 controlli dell’ispettorato provinciale, di cui la metà nel settore terziario, 326 hanno fatto emergere irregolarità. Dalle violazioni riscontrate, riguardanti principalmente i contratti, sono partite 109 denunce, sospese 52 attività commerciali ed effettuate sanzioni per 680mila euro.
I sequestri di valuta effettuati dalla Guardia di Finanza ai valichi di frontiera nel 2012 aumentano dai 13100 euro dell’anno precedente a quasi un milione. Del 40% della valuta in entrata in Italia, però, buona parte la si considera il rientro da persone in difficoltà economica.
Aumentati anche i sequestri delle sostanze stupefancenti alla frontiera: dei totali 25 chili e più di droga, quasi 24 sono di cocaina ed eroina; arrestate 16 persone e 12 quelle denunciate.
Si aggiunge il calcolo di quasi 60 milioni di euro evasi e il sequestro di 34 videopoker illegali, che riporta l’attenzione sulle sale gioco presenti sul territorio.

Droga.
A Rho, durante un controllo dei carabinieri, vengono arrestate quattro persone tutte residenti nel Vco che portavano sull’auto 300 grammi di hashish, 5 grammi di eroina, 4 grammi di cocaina, bilancino e materiale di confezionamento.
Seguono altri sequestri, per un totale di sessantanove grammi e diciannove persone identificate.

A inizio mese la vicenda dell’H2O Hotel di Orta San Giulio compie un’altra tappa con la sentenza del tribunale di Verbania che porta a cinque condanne e un’assoluzione per abuso edilizio. A fine mese il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar del 2007 riguardo l’H2otel di Orta San Giulio chiamato in causa per «costruzione volumetria superiore a quella presentata in fase progettuale». La struttura è anche al centro di un’inchiesta della Procura di Novara a proposito dell’«annullamento della revoca del contributo di tre milioni di euro da parte della Regione», nonostante le complicazioni.

Scoppia l’ennesimo scandalo regionale. Il 19 febbraio l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Giordano è svegliato dal sequestro del computer da parte dei poliziotti e si dimette. Riguardanti il periodo del suo mandato di sindaco di Novara, i reati a lui contestati sono concussione, corruzione e abuso d’ufficio. Avrebbe protetto il bar del teatro Coccia, da una serie di esposti per schimazzi notturni, in quanto divenuto punto di riferimento del mondo politico leghista novarese e avvantaggiato alcune aziende in cambio di favori.
Qualche giorno più tardi, nell’inchiesta compare anche Casa Bossi, a Novara. A riguardo, si ipotizza il reato di tentata concussione: Giordano avrebbe «abusato dei suoi poteri facendo pressioni su un dirigente degli uffici tecnici comunali […] per l’approvazione di un project financing riguardante i lavori di ristrutturazione del monumento».

Distinguerci, per non confonderci.

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