Giorgio Ambrosoli

Nasce a Milano, Giorgio Ambrosoli, nell’ottobre del 1933 e ama il Lago Maggiore dove, sposatosi con Annalori e nati i suoi tre figli, è solito trascorrere le vacanze nella residenza di Ghiffa.

Di famiglia borghese, riceve un’educazione fondata su una robusta fede cattolica. Da sostenitore dell’Unione Monarchica a liberale, manifesta la sua diffidenza nei confronti della politica che considera “l’arte dell’intrigo, dell’imbroglio, della sopraffazione. La politica è la maledetta politica, i partiti sono i responsabili della degradazione nazionale, nemici dell’interesse collettivo”. Si laurea in legge, specializzandosi in diritto fallimentare, e ottiene, come primo lavoro, la gestione del fallimento della Società Finanziaria Italiana. Nel 1974 Guido Carli, governatore della Banca d’Italia, gli affida l’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, per risanarne la situazione debilitata dagli inganni dal banchiere siciliano Michele Sindona. Emerge così l’intricato intreccio nato tra quest’ultimo, la politica, l’alta finanza, la massoneria, la Chiesa e la criminalità organizzata siciliana.
Compresa la complessità della questione, appena un anno più tardi scrive una lettera alla moglie, da lei ritrovata tra i fascicoli del lavoro, in cui spiega come sia “indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese […] a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito”. E’ tanto convinto da non cedere ai diversi tentativi di corruzione e alle divenute minacce, né alla voce di Giulio Andreotti che celebra Sindona in quanto ‘Salvatore della Lira’. É tanto convinto da voler proseguire nonostante a Sindona si stia spegnendo il sorriso, riportano.

“L’altro giorno ha (avvocato, ndr) voluto fare il furbo? Ha fatto registrare la telefonata.
Chi glielo ha detto?
Eh sono fatti miei chi me lo ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più.
Non mi salva più?
Non la salvo perché lei è degno di morire ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e bastardo”.

Ultima telefonata di minacce ricevuta nel gennaio del 1979 da Giorgio Ambrosoli

Dopo cinque anni conclude il procedimento di liquidazione, impedendo il tanto richiesto salvataggio della Banca Privata Italiana. Collabora con la magistratura statunitense e l’FBI per il fallimento della Franklin National Bank, facendo ricadere l’intera responsabilità su Sindona.
Si avvicina il 12 luglio 1979, giorno in cui dovrebbe sottoscrivere una sua deposizione ma William Joseph Aricò si intromette con lenti passi sull’asfalto di via Morozzo della Rocca. “E’ lei il signor Ambrosoli?” domanda un uomo dall’accento americano a cui viene data conferma, poi le scuse e quattro colpi di 357 Magnum che lacerano il silenzio.
E’ assassinato la notte dell’11 luglio, Giorgio Ambrosoli, dopo qualche ora trascorsa con gli amici. Muore solo, disteso sul marciapiede davanti al portone di casa, nella borghese e indifferente Milano.

Due uomini, due destini. Una condanna all’ergastolo colpisce Michele Sindona, morto nel carcere di Voghera (PV) dopo aver bevuto un caffè contenente cianuro, mentre la solitudine fa ombra su Giorgio Ambrosoli e la sua famiglia; al suo funerale non è presente nessuna autorità né rappresentante dello Stato.

“Credo che mio padre lasci più di ogni altro esempio, quello di un uomo capace di affermare la propria libertà. Con se stesso, rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie convinzioni. Con gli altri, quando ha respinto blandizie e ricatti, senza neanche cercare protezioni ‘politiche’, nella consapevolezza che anche quelle potevano avere un prezzo. È stato libero nel senso più completo del termine, quello che induce la consapevolezza del proprio ruolo. Non istituzionale di commissario liquidatore, ma di uomo, di marito, di padre, di cittadino. […] Papà è stato una persona come tante che ha saputo vivere e difendere i valori per lui prioritari. Può non essere un obiettivo facile, ma tutti noi possiamo darcelo, vivendo con responsabilità nei confronti di noi stessi e della società”
Umberto Ambrosoli, ‘Qualunque cosa succeda’

Una storia, vissuta nel passato e scritta nel presente.
Il corpo di Giorgio Ambrosoli è sepolto a Ghiffa e il suo nome è inciso su una targa affissa sul lungolago del paese dove ogni anno si celebra la commemorazione della sua morte, in compagnia di Annalori.
La memoria di Giorgio Ambrosoli è custodita nell’impegno che portiamo avanti quotidianamente, nella consapevolezza con la quale viviamo le responsabilità che ci sono affidate e nell’affermazione della nostra libertà. Perché non è necessario conoscere una persona, averla vista o ascoltata per capire il valore del suo cammino. Ed è proprio la semplicità del suo esempio che ci fa capire come essere degli eroi oggi significhi vivere una vita onesta tentando di adempiere ai propri impegni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *