Raccontare la violenza danzando: “In Between” di Elisa Sbaragli

di Valentina Aiello

“La violenza ha molte forme. La violenza ha molte facce”

Quello che si è tenuto presso l’Auditorium Sant’Anna di Verbania, venerdì 17 febbraio, non è “solo” un’emozionante spettacolo di danza. “In Between” nasce anche come collaborazione tra varie associazioni artistiche e organizzazioni di volontariato che si impegnano nell’ambito della sensibilizzazione e contrasto della violenza di genere.

La serata, che ha visto un’ampia partecipazione della cittadinanza, è stata introdotta dalla presentazione delle associazioni Cuori di Donna ONLUS e del servizio antiviolenza “Giù le mani” della cooperativa La Bitta, il cui lavoro è fondamentale per offrire sostegno alle tante donne, centinaia solo in Ossola – come ricordato da Monica Cupia del servizio antiviolenza “Giù le mani” della Cooperativa La Bitta – che hanno bisogno di aiuto e conforto per allontanarsi da situazioni di violenza. Perché anche la nostra provincia, che nell’immaginario comune può sembrare un’«isola felice», è purtroppo interessata da questo drammatico fenomeno.

Per descrivere che “la violenza ha molte forme, molte facce”, Matilde Zanni e Silva Cristofari hanno raccontato due storie di donne, distanti fra loro sia nel tempo sia nello spazio: sono le storie di Rita Atria, testimone di giustizia morta suicida a 17 anni nel 1992, e di una partigiana padovana, senza nome perché a rappresentare tutte le partigiane, che nel 1943 veniva interrogata dai fascisti dopo essere stata spogliata (raccontato da Egidio Meneghetti, in “Partigiana nuda”). Un ultimo brano, cantato e suonato da Elisa Lomazzi, ha descritto le svariate forme in cui si può presentare la violenza di genere, dalle spose bambine alle vittime di stupro, alle vittime della violenza del proprio compagno (“chi fermerà queste croci, chi fermerà queste croci…”).

Poi, accompagnata dalle musiche di Gustavo Gimenez Laguardia, è iniziata l’esibizione di Elisa Sbaragli. La performance, intrisa di simboli dai forti significati, ha catturato tutti i presenti. Elisa Sbaragli è riuscita a descrivere, entrare dentro, far vivere tutti gli aspetti, le contraddizioni, le ambiguità di un rapporto malato, soffocante, violento nel modo più struggente possibile. È molto difficile rendere a parole quello che l’artista ha rappresentato sul palco: davanti agli occhi dello spettatore si è materializzato un corpo, a rappresentare tutte le vittime di violenza, che lotta disperatamente a tratti con sé stesso, a tratti con la fonte maltrattante, a tratti con lo stesso contesto che lo circonda, spesso impermeabile e insofferente a questi fenomeni. Le musiche, talvolta il silenzio stesso, scandiscono dei simbolici momenti, trasmettono il senso di inquietudine, disperazione, smarrimento, profondo dolore. Tutto ciò che passa nella mente e nel corpo di chiunque sia vittima di una situazione di violenza. Poi, verso la fine della performance, questo corpo distrutto e umiliato si riscopre, cerca la sua identità, riafferma la sua libertà (“chi sono io?”). E la musica lo accompagna in un commovente ballo con cui l’artista coinvolge i presenti, per rappresentare la vita, la speranza e l’amore, questa volta quello vero.

Un pensiero su “Raccontare la violenza danzando: “In Between” di Elisa Sbaragli

  1. silva Cristofari

    Elisa imprime al suo lavoro una forza che la sua fisicità non farebbe supporre. Il “dentro”, la solennità nella fluidità, il possesso di tecniche sottili e minuziose, la sicurezza di un gesto antico che pare scoprirsi nel momento, la resilienza, la resistenza, la duttilità che sono solo dei grandi artisti.
    “Libera” ha presentato un’artista importante. Verbania deve essere cosciente di quanta fortuna abbia nell’ospitare l’arte a questi livelli.

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